Mio figlio sblocca Family Link: come fa e cosa fare
Dal telefono di un ragazzo Family Link si sblocca in due modi: con la password dell'account Google del genitore o con il codice di accesso genitori, che si legge nell'app Family Link del genitore. Se le app si sbloccano, di solito ha visto uno dei due. Prima dei 18 anni la supervisione si può togliere solo con l'approvazione del genitore.
«Ha sbloccato le app, ma come ha fatto?» È una domanda che torna spesso nei gruppi di genitori. Si imposta il controllo con cura, per qualche mese funziona, poi un giorno le app sono di nuovo aperte e il ragazzo giura di non aver fatto niente. Prima di pensare a trucchi da esperto informatico, conviene sapere come funziona davvero lo sblocco.
Le due strade per sbloccare dal telefono del ragazzo
La guida ufficiale di Google indica due modi per sbloccare il dispositivo di un figlio supervisionato con Family Link.
Il primo è la password dell’account Google del genitore. Sul telefono del ragazzo si tocca «Chiedi più tempo», si inserisce la password del genitore che gestisce la supervisione e il blocco si toglie. Funziona quando il telefono è connesso a internet.
Il secondo è il codice di accesso genitori. Si legge nell’app Family Link, sul telefono del genitore, e serve a sbloccare anche quando il dispositivo del ragazzo non è online. Google precisa che questo codice non arriva né per email né per SMS: si vede solo dentro l’app.
Se le app si sbloccano, quindi, la prima ipotesi è che abbia visto la password o il codice. Può essere successo in molti modi banali: una password digitata davanti a lui, salvata nel browser del computer di casa, oppure un telefono del genitore lasciato sbloccato con l’app aperta.
Può togliere la supervisione da solo?
No, non prima dei 18 anni. Google spiega che i ragazzi hanno bisogno dell’approvazione dei genitori per interrompere la supervisione fino alla maggiore età, e che genitori e figli ricevono una notifica quando la supervisione viene interrotta.
Al compimento dei 13 anni, o dell’età minima prevista nel proprio paese, Google manda un’email al genitore e al ragazzo per proporre di aggiornare l’account. Le impostazioni però restano quelle di prima finché il ragazzo non decide di aggiornarlo, e anche dopo l’aggiornamento la supervisione resta, se nessuno la toglie.
Cosa fare, in pratica
La parte tecnica è semplice. Si cambia la password dell’account Google del genitore, non la si digita più davanti a lui e non la si lascia salvata sui computer di casa. Il proprio telefono resta bloccato con un codice, così l’app Family Link non si può aprire.
La parte che conta di più viene dopo: dirglielo apertamente, senza fare il detective. Una frase come «Ho visto che sbloccavi le app, ho cambiato la password. Parliamo di cosa ti serve davvero» chiude la questione tecnica e apre quella vera. Scoprire il trucco e tacere, per poi coglierlo in fallo, trasforma il controllo in una partita a guardie e ladri.
Perché lo aggira
Tra i 13 e i 15 anni un controllo deciso solo dai genitori viene vissuto quasi sempre come sfiducia. Sbloccarlo diventa un modo per prendersi un pezzo di autonomia, e spesso arriva insieme a una frase che fa male, sul fatto di essere l’unico della classe ad avere ancora un controllo addosso.
Quella frase va presa sul serio, anche quando non è del tutto vera. Per un ragazzo sentirsi diverso dai compagni pesa davvero, soprattutto se è riservato o fa fatica a stare nel gruppo. Questo non rende sbagliati i limiti. Vuol dire che con il passare dei mesi vanno spiegati e rinegoziati insieme.
Un passaggio a tappe
Family Link fa cose diverse, e conviene separarle invece di decidere tutto con un sì o con un no.
La posizione e il telefono perso si gestiscono anche senza: la posizione si può condividere da Google Maps, scelta dal ragazzo, e un telefono perso si ritrova con Find Hub. I limiti di tempo, soprattutto quelli della sera e della notte, sono di solito la parte da tenere più a lungo. I blocchi sulle singole app sono quella che a 14 o 15 anni fa sentire più controllati, e si possono togliere per primi.
Una proposta concreta è decidere insieme cosa resta e cosa si toglie, con un appuntamento dopo un paio di mesi per fare il punto. Se le cose vanno, si allenta ancora. Lui ha un traguardo, e il genitore non perde il controllo tutto in una volta.
Una cosa la lascerei subito: il blocco del telefono usato come punizione. Lega lo strumento alla lite, e a quel punto ogni limite diventa una sfida da vincere.
E WhatsApp?
Le impostazioni di Family Link non valgono dentro le singole app. Da fine settembre WhatsApp ha un suo parental control per i ragazzi dai 13 ai 17 anni, che non fa leggere i messaggi ma avvisa quando il figlio entra in un gruppo nuovo. Si attiva dal telefono del ragazzo, con lui presente, quindi va per forza deciso insieme. L’ho spiegato qui: parental control su WhatsApp, cosa fa e cosa non fa.
Quando farsi aiutare
Se ogni discussione sul telefono finisce in una lite, o se dietro lo sblocco ci sono bugie continue e un ragazzo che si chiude, il problema non è più tecnico. Un percorso di sostegno alla genitorialità, anche online, serve proprio a ritrovare un modo di parlarsi in casa, e si può cominciare anche senza coinvolgere subito il ragazzo.
Per approfondire
- Mio figlio è sempre al telefono: come capire se preoccuparsi.
- Le 4 frasi che peggiorano le cose, e cosa dire al loro posto.
Fonti: Guida di Google For Families, «Sbloccare il dispositivo di tuo figlio» e «Come funzionano gli Account Google quando un ragazzo compie 13 anni», lette il 13 ottobre 2026; Guida di Account Google, «Gestisci le impostazioni di Condivisione della posizione», letta il 15 ottobre 2026.
Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce una consulenza psicologica personalizzata.